Il referendum del ricatto morale: un boomerang

Il referendum del ricatto morale: un boomerang. Risultato chiaro! Nonostante la sinistra e soprattutto la CGIL abbiano provato a dare voce e visibilità a questo referendum, investendo circa 200.000 mila euro, non sono riusciti nel loro intento; ma d’altronde cosa ci aspettiamo da Landini? Dopotutto il suo sogno erotico è quello di diventare figura di riferimento a sinistra. Un’occasione come questa difficilmente gli ricapiterà.
A tal fine, inserire il quesito sulla cittadinanza agli stranieri certamente faceva gola. A questo proposito hanno cercato di far votare gli stranieri già cittadini, facendo credere che 10 anni per una cittadinanza siano tanti. Questo io lo definisco un ricatto morale. Io sono un cittadino italiano in quanto ho ottenuto la cittadinanza a seguito della richiesta che mio padre ha presentato dopo aver vissuto in Italia per dieci anni.
Tranquillizzo tutti dicendo che ciò non è stato un problema, né per me, né per i miei genitori.
Guardando i numeri, possiamo affermare che il dato politico è particolarmente significativo, in modo particolare sul tema della cittadinanza, dove i voti negativi espressi sono il 35%. Oltre all’appello fatto ai giovani per votare a favore del questito sulla cittadinanza, il 35% che ha votato negativamente potrebbe arrivare quasi all’80%, se—erroneamente— dovessimo presumere che tutti gli astenuti avrebbero espresso lo stesso voto.

Il ricatto morale parte nelle ultime settimane, quando sui social e per strada sono apparsi slogan triviali e di scarso valore che cito testualmente:
“se voti te la do”;
“non serve iscriversi all’appello per andare a votare”;
“se non voti perdi le chiavi di casa”;
“se non voti puzzi”.

Rispetto a questi mi chiedo: come la sinistra, che dovrebbe difendere i diritti delle persone, possa scendere a un livello così basso?
La comunicazione è diventata uno strumento fondamentale, utilizzato da ognuno di noi in modi diversi, tuttavia non possiamo abbassarci a questo livello. Un messaggio anche sessista, come il primo slogan riportato nell’elenco, che le sinistre non hanno avuto il coraggio di negare. È proprio qui che inizia il vero ricatto MORALE, cercando di conquistare una parte della popolazione sostanzialmente deluse dalla politica. Su questo punto vorrei fare una riflessione. Come puoi pretendere di riavvicinare le persone alla politica se la tua posizione è esclusiva e personale? Il referendum, da strumento di partecipazione, sta diventando sempre più uno strumento strettamente partitico!

Un mero espediente usato per capire quanto il popolo sia contento o meno del lavoro che il governo in carica sta facendo.
Questo allontana sempre di più la politica dal cittadino comune, nonostante il lavoro costante svolto da chi come me si trova, ad esempio, in consiglio comunale e porta avanti le piccole istanze del cittadino dal marciapiede a problemi con le tariffe.

Ieri notte, guardando le storie su Instagram, ero molto curioso di sapere che giudizio ne davano gli altri. Ho notato che molti amici hanno postato stories riprendendo il film “Cè ancora domani”, dicendo che hanno lottato per garantire il diritto di voto a tutti e che chi non è andato a votare è un avversario della democrazia e chi più ne ha più ne metta.
Io non credo che il punto sia questo. Ritengo che la vera questione sia la distanza della politica dalla realtà, da temi concreti e fondamentali. Aggiungo una considerazione, per diversi elettori non votare equivale a dire di no.
A mio parere, non si possono indire referendum su questi temi. Supponiamo per un momento che io sia anche solo parzialmente d’accordo con un quesito del genere, ma come dovrei esprimere il mio voto?
La domanda che mi pongo è se il referendum, con le regole attuali, sia ancora lo strumento più efficace per consentire una reale partecipazione democratica oppure, se occorre modificarne il funzionamento.