Dopo la caduta del governo Draghi mi sono venute diverse domande, prima del fantomatico voto, mi interessa capire perché il sistema attuale funziona poco ed è cosi fragile.
Nell’articolo ho analizzato con alcuni amici il funzionamento dell’attuale sistema elettorale e come questo potrebbe cambiare o come potrebbe funzionare meglio.
Come funziona il sistema elettorale attuale?
L’attuale sistema elettorale (disciplinato dalla legge 116/2017, Rosatellum) si basa su un modello misto proporzionale maggioritario, ovvero che una parte di collegi sono uninominali maggioritari
(viene eletto un solo candidato con più preferenze nella circoscrizione locale, circa 33% dei seggi disponibili per entrambe le Camere) e una parte plurinominale con metodo proporzionale (eletti più candidato in base al numero di preferenze ottenute all’interno della lista nella circoscrizione locale, 66% dei seggi per entrambe le Camere).
Un’ulteriore considerazione va fatta rispetto alla soglia di sbarramento, ossia qualsiasi partito o movimento può candidarsi alle elezioni, ma per avere un’effettiva rappresentanza in Parlamento deve raggiungere almeno il 3% delle preferenze.
Spesso i piccoli partiti per aggirare questo limite creano delle coalizioni in modo tale da poter essere comunque eletti ed avere una rappresentanza all’interno dell’organo legislativo, mettendo insieme i voti ricevuti così da superare la soglia.
Quindi in base ai voti dei cittadini vengono dati i seggi ai parlamentari dei vari partiti, e, una volta formato, il Parlamento ha il compito di proporre e approvare leggi per regolare la vita del Paese; a questo punto, però, è necessario però nominare il governo al fine di attuare e quindi eseguire le normative, e svolgere l’attività di indirizzo politico dello Stato.
Quindi come si forma il governo? come sale e crolla un governo?
Seguendo ciò che prescrive l’articolo 92/2 Cost., il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri, che a sua volta indica i Ministri che formano la squadra di governo.
Affinché un l’esecutivo possa essere in carica è necessario assicurare la maggioranza “di fiducia” all’interno delle due Camere del Parlamento. Non avendo più grandi partiti che riescono a raggiungere la maggioranza assoluta (50%+1 dei seggi), i gruppi politici devono mettersi d’accordo per unire i propri eletti e formare una coalizione.
Questo spiega in larga parte il problema del cambio di governo ogni circa 2 anni; infatti molto spesso il Consiglio dei ministri viene costituito con il supporto delle c.d. “larghe intese” ovvero l’unione di partiti con anche di idee differenti. Questo fa sì che ogni singolo partito facente parte della coalizione tiri la coperta verso di sé, cercando di attuare il proprio programma elettorale e causando squilibri nella stabilità dell’azione del governo.
Un esempio in questo senso è dato dagli ultimi 3 governi dell’attuale legislatura. Partiti con il governo del premier Conte sostenuto da M5S e Lega (Giallo-Verde) nel maggio 2018 e andato avanti fino all’agosto 2019 è stato poi sostituito dal governo dello stesso presidente Conte, ma sostenuto dal PD e ancora dai M5S (Giallo-Rosso). Infine, superata l’emergenza della pandemia di Covid-19, quest’ultimo esecutivo è stato cambiato con il governo Draghi, che ha ottenuto la fiducia da tutti i partiti tranne FDI e Sinistra Italiana.
In tutti questi casi uno dei due partiti ha deciso di togliere la “fiducia” al Governo per ragioni ideologiche e di consenso elettorale: tutte queste vicende sono accomunate dal poter far valere le proprie richieste rivendicando il loro spazio e il loro contributo all’interno del Consiglio dei ministri.
Da qui in poi inizia una parte più critica dove esprimo i miei pareri per i quali ho avuto dialoghi con diversi amici tra i quali ringrazio Pier, Guero e Giulia.
Un primo grande tema è che in Italia con la legge attuale si è deciso di dare più spazio alla rappresentatività rispetto alla governabilità, questo lo si può dire paragonandosi ad altri paesi UE. Personalmente sono assolutamente favorevole a dar voce anche ai partiti più piccoli, soprattutto se pensiamo che la nostra costituzione ha un’origine storica che tiene conto della seconda guerra mondiale (post periodo fascista).
Questo comporta che ogni partito possa avere una voce più o meno grande e forte in Parlamento, ovvero, nella peggiore delle ipotesi far cadere il governo in base alla propria volontà politica.
Per proseguire nel discorso devo introdurre un altro tema ormai sempre più dato per scontato, ovvero che il politico, come un amministratore, deve rendere conto ai propri elettori, rappresentare le persone e i volti, non le idee o gli slogan. Per me è un punto fondamentale, e credo sia anche alla base del lavoro politico ascoltare ciò che il singolo cittadino necessita.
Questa parentesi mi serve a dire che non per forza far cadere il Governo è sbagliato, ma che è una scelta facilmente giustificabile, se richiesto dai propri elettori! Piuttosto alla base va ristabilito un rapporto con il territorio e gli enti locali! Proseguendo con questo tema vedo una grande mancanza di dialogo tra i vari politicanti in carica che sempre più si affidano a ciò che dice il proprio segretario, senza darne un giudizio personale e perdendo sempre più quelle che sono le persone che si vogliono rappresentare
Per aumentare la governabilità, mantenendo comunque la possibilità di votare e lasciare all’interno del parlamento i piccoli partiti vedo due possibilità:
- Seguire il modello Francese, ovvero una repubblica semipresidenziale elezione popolare diretta sia dell’Assemblea nazionale che del Presidente della Repubblica e dalla ripartizione del potere esecutivo tra quest’ultimo ed il Primo ministro. Nel nostro caso potrebbe aver senso che il presidente del Governo sia un amministratore, il Sindaco d’italia, e quindi eletto dal popolo con due turni. Ovviamente questa prima possibilità richiede un grande sforzo e cambiamento.
- Mantenere la legge ma “blindare la coalizione” ovvero stabilire a priori le regole e la condotta che ogni partito deve tenere, banalmente come è stato deciso dalla coalizione di centrodestra il presidente del consiglio sarà scelto dal partito con più voti, questo può avvenire ovviamente anche in un secondo momento, ma definire inizialmente un programma comune aiuta sia gli elettori che poi i leader politici dei vari partiti.
Un tema finale, di difficile comprensione è legato al dimezzamento del numero dei parlamentari sia in Senato che alla Camera dei deputati, entrambe hanno già modificato i loro regolamenti ma la legge elettorale si basa sui numeri vecchi, questo probabilmente porterà una maggiore instabilità.
Spero che non vi abbia annoiato, ma che in qualche modo vi abbia un po’ chiarito il funzionamento, se avete altre idee o spunti che vi sembrano interessanti commentate qui sotto!